Guida alla Conversione del Permesso: come lavorare in Italia dopo gli studi o la formazione

Il “Decreto Cutro” (Legge n. 50/2023) ha semplificato le procedure per i cittadini stranieri che desiderano restare in Italia per motivi di lavoro. La normativa attuale rende più rapida la conversione del permesso di soggiorno da motivi di studio a motivi di lavoro.

La novità più importante riguarda l'eliminazione dei limiti numerici. Oggi è possibile richiedere la conversione in qualsiasi momento dell'anno. Non è più necessario attendere il "Decreto Flussi" o la disponibilità di quote riservate, come confermato dalle circolari del Ministero dell'Interno.

Inoltre, la legge non riserva questa possibilità solo ai laureati. La conversione può essere richiesta anche da chi ha completato con successo:

  • Corsi di formazione professionale: percorsi certificati dalle Regioni di durata minima di 6 mesi.
  • Corsi di istruzione tecnica superiore (ITS).
  • Titoli accademici: lauree triennali, magistrali o master universitari.

È fondamentale aver terminato il percorso di studi o il corso professionale prima di presentare la domanda di conversione ed ottenere il relativo nulla osta.

Per ottenere la conversione in lavoro subordinato (dipendente), il cittadino straniero deve possedere:

  • Un contratto di lavoro valido o una proposta di assunzione (impegno all'assunzione/contratto di soggiorno);
  • Un orario di lavoro minimo di 20 ore settimanali;
  • Un reddito annuo lordo superiore all'importo dell'assegno sociale.

Una volta presentata la domanda di conversione, il lavoratore può iniziare l'attività lavorativa immediatamente. Il sistema garantisce una maggiore continuità tra la fine della formazione e l'inizio dell'impiego, favorendo l'integrazione economica nel territorio italiano.

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